Chiara D'Aurizio

storica dell'arte | consulente eventi culturali


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I MEGA HABURGER DI OLDENBURG – CRITICA AL CONSUMISMO

DAL BLOG: http://bit.ly/1yRKJSE

Sono per un’arte che tragga le sue forme direttamente dalla vita, che s’intrecci e si espanda… e sia pesante e grossolana, insipida, dolce e stupida come la vita stessa.”

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Cosa succederebbe se improvisamente il panino in pausa pranzo diventasse extra large trasformando il vostro “happy meal” nella scena di un film ?
Niente paura, se mai dovesse succedere, sappiate che più probabilmente vi state imbattendo in una delle monumentali sculture plastiche dell’artista svedese Oldenburg, uno dei maggiori esponenti dell’arte POP, attualmente in vita. Le sue opere rappresentano infatti, con dissacrante ironia, i cibi tipici della cultura americana, tipicamente legati al “consumo di massa”, una critica irriverente e beffarda, alla società contemporanea, cavallo di battaglia dell’artista che dà vita a gigantesche riproduzioni in stoffa di panini, patatine fritte, roast beef, gelati e hamburger e che spesso sono state posizionate negli angoli delle strade delle grandi città statunitensi.

Claes Oldenburg, nato a Stoccolma nel 1929, inizia la sua carriera artistica negli anni ‘50 a New York, con i suoi primi happenings, dopo una formazione umanistica presso l’Art Institute di Chicago. La sua arte si concentra sul consumo dei cosidetti “cibi spazzaura” che spopolano sulle tavole dell’iper-nutrita società americana, prodotti alimentari che diventano orribili oggetti commerciali, prodotti industriali, oggetti snaturalizzati, ingigantiti, realizzati talvolta con poco attenzione puntando ad una resa imperfetta, fatta di colature di colore e forme poco definite e dipinte con colori forti e sgargianti. La scelta dell’oggeto quotidiano, facilmente reperibile in qualunque supermercato o locale e riprodotti dai cartelloni pubblicitari, o nei fast-food è alla base della filosofia della POP ART, come poi verrà riproposto dal grande Andy Warhol, che farà della scatola di fagioli o del fusto di detersivo i suoi soggetti preferiti. In questo caso l’artista porta avanti una critica al mercato e al consumo di massa, smantellando i valori dell’arte, scegliendono modelli popolari. L’arte di Oldenburg tuttavia mantiene le caratteristiche riscontrabili nell’ambito del New Dada, definendo così il suo lavoro una continua ricerca tra le varie tendenze artistiche del Novecento. Il tema scelto è estremamente attuale e la critica portata avanti dall’artista è assolutamente riproponibile ai giorni nostri, dove una cultura sempre più spicciola sul cibo, i ritmi frenetici della vita e la i continui messaggi pubblicitari a cu siamo sottoposti, ci portano a consumare il cosiddetto “junk food” invece di prediligere pietanze fatte in casa e cibi di provenienza sicura. Un esempio incalzante è proprio il tipico hamburger del McDonald’s, o di un qualunqua altro ristorante fast-food, per cui i bambini vanno pazzi, soprattutto con l’aggiunta di patatine fritte, e non solo loro! Quanti di noi durante la pausa pranzo, in vacanza o semplicemente la sera, magari prima di un cinema, non predilige un pasto veloce veloce e spesso poco salutare!? Niente di male, se rimaniamo nei limiti del “qualche volta accade che …”, ma la verità è che fare un panino in casa, con carne scelta, verdura di provenienza sicura e perchè no un po’ di salsa al pomodoro è davvero facile e allo stesso tempo veloce, di certo si guadagna di salute e di gusto! La critica di Oldenburg e dei suoi seguaci, alla quale uniamo la nostra voce, è proprio questa: “smettiamola di essere solo dei consumatori, diventiamo consumatori consapevoli”.


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“I colori dell’anima” di Maria Cristina Carmina

Quello che colpisce di Maria Cristina Carmina quando le si chiede “Da quanto tempo dipingi?” è la risposta naturale e spontanea: “Da sempre!”.

La passione per la pittura per lei comincia, infatti, fin da quando è poco più che adolescente, un richiamo forte e insistente, al quale è difficile dire di no. La pittura, dapprima un passatempo, diventa poi il principale interesse di Maria Cristina, tanto da rubare attimi alla quotidianità. Una continua ricerca, uno studio sempre più attento e meticoloso sui colori, sui materiali e sulla luce per poter dare vita a paesaggi immaginari, fedele traduzione delle sue emozioni. I suoi lavori, appartengono al filone della pittura informale, dove l’arte è intesa come atto di realizzare arte, il focus non è più l’immagine, ma l’azione del modellare la materia. È proprio intorno ai materiali che M.C Carmina elabora una sua personalissima impronta stilistica, non utilizza mai lo stesso materiale, ma combinazioni casuali e irripetibili; tempere e acquarelli si mescolano e riempiono la tela con effetti sempre nuovi e inaspettati resi con pennellate sapientemente dosate e tonalità ben equilibrate. Non mancano i riferimenti al Romanticismo, l’immensità della natura, e al Post Impressionismo, manifestato attraverso la particolare cura con cui viene distribuito il colore alternando punti luce e punti in ombra. Da queste macchie di colore prende forma l’immagine, allo spettatore il compito di decifrarla e viverla attraverso la propria esperienza.

 www.mccarmina.it

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